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23 Marzo 2021

Il potere della comunicazione consiste nella possibilità di veicolare le informazioni con il maggior numero possibile di dosi di verità parziale.

Se la fonte è qualificata e le risorse che si destinano ad una campagna promozionale sono consistenti, cresce la possibilità di rendere questa verità sempre meno parziale e quindi  più verosimile.

Non necessariamente si è di fronte ad una buona comunicazione, semmai di una comunicazione efficace allo scopo. Se lo scopo è quello di rendere appetibile un prodotto allora si è centrato l’obiettivo, non necessariamente a vantaggio del potenziale consumatore, il quale avrà ricevuto una informazione incompleta e/o omissiva e sulla base di queste caratteristiche non del tutto encomiabili farà le scelte conseguenti.

Qui si apre un tema etico la cui portata potrebbe mettere in discussione l’affidabilità del messaggio veicolato.

Prendiamo ad esempio le tante campagne sull’auto elettrica, sempre più al centro della politica industriale e commerciale delle grandi case automobilistiche.

“L’auto elettrica non inquina. Se la usi, proteggi l’ambiente e contribuisci ad un ecosistema migliore. Con gli eco bonus e la rottamazione risparmi sul costo della vettura e riduci drasticamente le spese che oggi sostieni per il carburante…..”.

Tutto vero, tranne un particolare non ininfluente. Molti studi mettono in luce come a volte gli effetti dell’uso dell’auto elettrica siano anche peggiori di quelli dei normali veicoli a benzina o diesel. Dipende infatti da come si produce l’elettricità. A volte con le rinnovabili, a volte con il nucleare o con il carbone. In quest’ultimo caso il contributo all’ambiente è decisamente peggiore delle auto tradizionali. Se vengono alimentate con energia prodotta dal carbone, infatti, queste auto producono emissioni quasi doppie rispetto a quelle a benzina. Bruciare carbone per produrre energia elettrica, poi, ha effetti sulle piogge acide che distruggono i terreni agricoli per non parlare di come si produce il carbone.

Torniamo dunque all’origine del tema. Si può parlare di comunicazione scorretta quando si sottolinea il ruolo ecologico delle auto elettriche?

Il dubbio è consistente e strettamente connesso alle fonti di produzione dell’energia elettrica che, come si è visto, non garantiscono i benefici che riteniamo di produrre per l’ambiente. Tutt’altro. Si tratta pertanto di una informazione parziale che non è adeguatamente integrata dai mediatori della comunicazione tra le aziende automobilistiche ed i consumatori, pur in un sistema che si basa sempre di più sulla disintermediazione.

Infatti esistono ulteriori alternative all’elettrico. Dal biometano per auto all’idrogeno, soluzioni queste che non producono effetti nocivi per l’ambiente e sono altamente performanti.  Ma se ne parla poco, troppo poco.

Tra i sostenitori di queste validissime iniziative vi è una delle principali società di infrastrutture energetiche al mondo nonché una delle maggiori aziende quotate italiane per capitalizzazione, la SNAM. Il suo Amministratore Delegato, Marco Alverà, è tra i pochi autorevoli testimonial di un mondo più sostenibile grazie all’utilizzo di risorse non inquinanti per la mobilità e non solo.

Se l’informazione volge lo sguardo altrove è perché gli interessi industriali ed economici non stanno ancora investendo in modo qualificato su queste opportunità con il risultato di spostare più in avanti, di qualche decennio, il sogno (che è un diritto) di un mondo dove la green economy non sia soltanto uno slogan.

E dunque non vi è nulla di più parziale di una comunicazione verosimile. Ma questo vale per qualsiasi materia di interesse pubblico. Sostituite la parola “elettrico” con qualsiasi altro tema e vedrete che la sostanza è la stessa.