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22 Marzo 2021

L’emergenza COVID-19 ha sfatato il mito del nord efficiente. O almeno così sembrerebbe a causa delle cronache impietose sulle inefficienze che hanno colpito la Lombardia e l’azienda regionale incaricata di gestire il sistema delle prenotazioni per la somministrazione dei vaccini, al punto tale di giungere all’azzeramento dei vertici di “Aria” (il Consiglio di Amministrazione e non il Direttore Generale insediatosi di recente).

La mala sanità è un “brevetto” accostato spesso al sud d’Italia, che in era di pandemia sembra però aver risposto in modo adeguato all’emergenza al netto delle tante carenze strutturali e della indisponibilità generale di reparti specializzati, di dispositivi di sicurezza o di vaccini.

Ciò che si può desumere (o percepire) dall’informazione di questo primo anno di pandemia è che tutta l’Italia è in difficoltà ed il Nord, anche a causa del maggior numero di decessi e di contagiati, lo è ancora di più.

Ma è davvero così? O la comunicazione, generata dagli organi di informazione e dai social media, è stata fuorviante?

Difficile smentire questa lettura critica ma altrettanto difficile avvalorarla.

Probabilmente il motivo risiede nell’aspettativa di una consolidata efficienza che è venuta meno nel momento più critico, quello della pandemia e della messa in sicurezza dei cittadini. In sostanza il mondo della comunicazione ha dato più risalto alle incongruenze verificatesi al nord perché erano le meno attese. Lo storico primato di chi ha rappresentato l’eccellenza nel mondo industriale e del lavoro non è stato più riconosciuto in una situazione di crisi eccezionale come quella pandemica.

Di errori e di inefficienze sono piene le cronache, al nord come al centro ed al sud.

Ma in era Covid il virus ha azzerato buona parte delle nostre difese immunitarie ed ha unificato il Paese in una crisi senza precedenti, rendendo tutti partecipi di una sana verità: la supremazia è individuale e come tale si pone in contrasto con la necessaria unità di intenti e la collaborazione reciproca. In questo senso il nostro Paese è unito come non mai.

Peccato esserci arrivati a causa di un virus e non di un pensiero condiviso.