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24 Marzo 2021

Ci siamo. Ogni tre anni si ripropone il tema della RAI. Con l’approvazione del CDA uscente (a fine aprile/maggio) della proposta di bilancio 2020 e la successiva convocazione dell’Assemblea dei soci (probabilmente entro giugno)  si concluderà il percorso degli attuali vertici del servizio pubblico radiotelevisivo.

I governi Conte e Conte 2 hanno perso l’occasione di una vera riforma della RAI e del suo sistema di governance di cui si sente la necessità. Il governo Draghi non avrà, a sua volta, il tempo di varare ora una riforma innovativa per la complessità del quadro politico e per la necessità di concentrare la propria azione sul superamento della pandemia e sul Recovery Fund.

Pertanto i nuovi vertici saranno nominati sulla base di quanto disposto dalle legge del dicembre 2015 varata dal governo Renzi: 7 consiglieri di amministrazione di cui 4 eletti dalle Camere, 2 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (l’azionista) tra cui il Presidente e l’Amministratore Delegato e 1 eletto tra i dipendenti dell’azienda.

Difficile immaginare, in questo contesto, un servizio pubblico indipendente e svincolato dai partiti politici e dal governo. Impossibile sperare che la prossima tornata di nomine segni una vera discontinuità rispetto a quanto successo finora.

In questa sede non vogliamo attribuire a chi ha gestito la più importante azienda culturale/multimediale del Paese meriti o demeriti. Occorrerebbe un trattato per farlo con esiti certamente contraddittori.

E’ il momento però per auspicare almeno una serie di elementi disruptive rispetto alla situazione attuale: 1) la nomina di amministratori competenti e indipendenti dal potere politico; 2) una chiara visione di come possa e debba trasformarsi l’emittente pubblica per rispondere pienamente ai bisogni della collettività ed alle trasformazioni in atto del sistema dell’audiovisivo e multimediale; 3) l’avvio di un percorso parlamentare per una vera riforma che rilanci il servizio pubblico e ne qualifichi l’operato.

Sul primo punto è difficile immaginare un esito positivo, se non altro per la fonte delle nomine che non ne garantisce l’impermeabilità rispetto ai rischi che abbiamo appena citato.

Sulla possibilità che il nuovo vertice proceda finalmente, anche sulla base di auspicabili indirizzi da parte dell’azionista, ad una profonda revisione organizzativa ed editoriale dobbiamo compiere un atto di fede con tutte le cautele del caso ed un pizzico di diffidenza,

Nessuno dubita sulla necessità di una riforma legislativa della governance, della missione e della natura giuridica della RAI  ma è necessario che il governo e le  forze parlamentari dedichino  finalmente all’argomento tempo e competenza per varare qualcosa di veramente straordinario, ovvero proceda con convinzione ad una riforma a 360 gradi del servizio pubblico e della sua funzione.

Recentemente è stata presentata da alcune forze politiche il progetto di una Fondazione a cui il governo conferisca la proprietà della RAI con una fonte di nomina ai più alti livelli istituzionali; in altri è stato proposto un sistema duale di governance, in altri casi ancora una riforma della fonte dei ricavi (attualmente 70% circa da canone e 30% da pubblicità) con il rafforzamento ulteriore delle risorse pubbliche a fronte di una riduzione consistente delle entrate commerciali.

Non sappiamo ancora se e quale strada sarà percorsa dal governo e dal Parlamento.

Resta la convinzione che il tema della riforma della RAI è indifferibile. Quando la campagna vaccinale riuscirà a debellare la pandemia, la politica e l’esecutivo torneranno a confrontarsi su altri temi urgenti e dovranno fare un grande atto di rinuncia a favore della collettività: rendere libera, autonoma ed efficiente la Rai e metterla in condizione di essere un riferimento certo per la qualità del prodotto e per una fruizione che intercetti le diverse modalità distributive grazie agli sviluppi tecnologici in continua evoluzione. In parte ciò avviene, ma in modo disallineato ed intermittente.

La riforma tanto attesa ed evocata da molti non è una missione impossibile ma una possibile opportunità per tutti.