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2 Luglio 2018

In Germania, ProSiebenSat 1, secondo gruppo televisivo europeo con base a Unterfohring in Baviera, e Discovery Communication (USA) hanno annunciato un accordo per una piattaforma comune a pagamento. Entro il 2019 la nuova piattaforma dovrebbe essere in grado di presentare un bouquet di contenuti premium (serie tv, film, intrattenimento, sport, animazione, prodotti per bambini e ragazzi, documentari, informazione) disponibilie in modalità lineare e non lineare, per una platea molto vasta ed un obiettivo a tendere di dieci milioni di abbonati.

In Francia, France Télévision (il gruppo pubblico televisivo), TF1 (il principale canale tv privato) e M6 (altro concorrente privato) hanno annunciato di voler dare vita a “Salto”, piattaforma on demand a pagamento con un catalogo di prodotti premium tra cui serialità, cinema e intrattenimento. Il debutto è previsto entro l’anno prossimo dopo il via libera dell’autorità di controllo sulla concorrenza.

Che cosa unisce questi progetti? Soprattutto la necessità di dare una risposta alla presenza sempre più massiccia delle grandi piattaforme internazionali (tra cui spiccano Netflix ed Amazon Prime Video) che cumulano centinaia di milioni di abbonati nel mondo e investono in prodotto circa 10 miliardi di dollari l’anno.

L’attività delle OTT (Over the Top) è sempre più seguita sulle smart tv oltre che sugli altri device e impensierisce giustamente i canali tradizionali di produzione e distribuzione televisiva che in Europa si alleano per rispondere con nuovi modelli industriali e di business alla sfida commerciale di Netflix ed Amazon. Nel frattempo Disney avrà completato l’acquisto di Fox ed altre concentrazioni internazionali sono in vista.

Alleanze e strategie per affrontare le nuove sfide nel settore dei contenuti multimediali ed audiovisivi sono diventate dunque una priorità. Per il momento non si hanno segnali nel nostro Paese di attività simili a quelle annunciate in Germania ed in Francia. L’Italia ha accumulato ritardi infrastrutturali storici in questo settore (ad esempio il cavo rispetto al segnale prima analogico e poi digitale satellitare e digitale terrestre). L’auspicio è che ora guardi avanti e non resti per ultima ad interrogarsi su come fronteggiare il nuovo che avanza. La televisione generalista tiene ancora le posizioni, così come l’offerta pay satellitare, ma entro pochi anni la rivoluzione dei contenuti e della modalità di visione (si pensi soltanto al successo del “binge watching”) farà sentire ancora di più i suoi effetti, e quando succederà potrebbe essere troppo tardi.