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23 Marzo 2020

Il settore dell’audiovisivo è stato duramente colpito dalla crisi del Covid-19. Per ripartire occorrono nuove regole e un impegno più forte del governo. Il ruolo decisivo della Rai. Ecco alcune proposte.

Il settore dell’audiovisivo e del cinema sono stati duramente colpiti dalla crisi del Covid-19. Al di là delle evidenze ben note a tutti (sale e teatri chiusi, produzioni interrotte, palinsesti televisivi rivoluzionati e impoveriti) il fenomeno ha una portata economica e sociale enorme, di cui talvolta non si coglie pienamente la dimensione. I film, l’intrattenimento, le serie televisive, i documentari e l‘animazione hanno un valore annuo di produzione di oltre 1 miliardo di euro secondo il 1^ Rapporto APA sulla filiera: è quanto cioè viene speso per realizzare questi prodotti.

Il rapporto è più o meno di 380 milioni per la serialità ed i film tv, 300 milioni per l’intrattenimento, 250 milioni per il cinema ed il resto, non meno consistente, tra animazione e documentari. Dietro questi numeri, importanti, ci sono le persone, le prime ad essere penalizzate in questa fase di blocco. Sono oltre 100 mila gli occupati nel settore (compresi coloro che lavorano nei grandi gruppi televisivi) ed il numero cresce ancora se si calcola tutto l’indotto. Le imprese sono oltre 6 mila in tutta Italia.

Il fenomeno è dunque economico e sociale con riflessi gravissimi. Le imprese di produzione hanno interrotto le produzioni e le fasi di preparazione con il serio rischio di non poter ripartire se non adeguatamente coperte dalle misure anticrisi.  La gran parte dei lavoratori usufruiscono provvisoriamente della Cassa Integrazione in Deroga, qualora i loro contratti siano sospesi a causa dell’emergenza, o accedano al NASPI e DIS-COLL in caso di interruzione del rapporto di lavoro per i tanti casi in cui non sia possibile fare una previsioni circa la ripresa delle attività. I contratti a tempo indeterminato sono  anch’essi a rischio in base alla durata dell’epidemia ed alle misure che ogni azienda riterrà di dover assumere.

A questa situazione come porre rimedio? L’art.89 del Decreto Legge  “Cura Italia” ha previsto un Fondo di emergenza per spettacolo, cinema e audiovisivo, proposto dal Mibact, con una dotazione complessiva di 130 milioni di euro di cui 80 milioni per la parte corrente e 50 milioni per gli interventi in conto capitale. Entro 30 giorni saranno stabilite le modalità di ripartizione e assegnazione delle risorse agli operatori dei settori della produzione inclusi artisti, autori, interpreti ed esecutori.

Come utilizzarli? Le regole d’ingaggio non sono state ancora definite e saranno decise dal Ministero competente, ci auguriamo con urgenza,  che si consulterà anche con le principali associazioni rappresentative del settore, tra cui l’Associazione Produttori Audiovisivi (APA) e l’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Multimediali (ANICA).

Ecco alcuni spunti, non esaustivi.

La prima questione è quantificare i danni finora a carico dei produttori, in seguito alla interruzione dei lavori, ed individuare le modalità di assegnazione delle risorse per coprirli nella massima parte possibile.

La seconda, non meno importante ed in prospettiva la principale, è quella di regolamentare le modalità per la ripresa delle produzioni una volta che ciò sarò possibile. Questo sarà il problema più complesso e prioritario nella ricerca delle possibili soluzioni.

Una volta identificato il danno, infatti, come sarà possibile riprendere le produzioni senza il ruolo determinante delle società di assicurazione? Non ci vuole molta fantasia nel prevedere nuove regole di ingaggio e ben più onerose regole assicurative. La ripresa delle produzioni seriali, cinematografiche, di intrattenimento, di documentari e di animazione potrà avvenire soltanto sulla base di garanzie assicurative che coprano i rischi collegati agli effetti perduranti nel tempo del Covid-19 ed alle tante variabili ad essi collegati. Dall’altra parte gli stessi committenti e coproduttori (soprattutto l’emittente televisiva pubblica e quelle commerciali, Rai, Mediaset, SKY, Discovery, La7, Rai Cinema, Medusa, Netflix, Amazon, ecc.)  dovranno far la loro parte per caricarsi parte dell’onere della ripresa produttiva e dei danni causati dalle interruzioni delle produzioni. Siamo sicuri che siano tutti pronti per fronteggiare con spirito unitario e di ripresa collettiva del sistema Paese i problemi collegati alla crisi?

La risposta per ora è no. Non ci sono ancora segnali di un percorso condiviso e responsabile. Sia perché siamo ancora nell’occhio del ciclone e non tutti sono in grado di calcolare la reale portata delle manovra necessaria per uscirne, sia perché manca ancora un chiaro segnale di condivisione del problema. In questo momento prevale l’atteggiamento di difendere i propri interessi senza metterli invece a fattor comune: Produttori, Emittenti lineari e pay, Distributori, Piattaforme on demand, Assicuratori, banche e tutti coloro che partecipano alla filiera produttiva. L’unica certezza proviene dal Fondo che il governo ha stanziato, ma occorrerà capire come si intenderà attuarlo e se sarà sufficiente.

In questa fase non resta dunque proporre alcune prime, necessarie ed urgenti misure.

Per consentire la ripresa delle produzioni – quando ciò sarà possibile- occorrerà stipulare un accordo tra Produttori, Mibact e il mondo assicurativo e degli istituti bancari per consentire la copertura necessaria a garanzia della ripresa produttiva. Ad esempio la riassicurazione da parte di un fondo statale o l’accesso delle assicurazioni al Fondo previsto dal Decreto “Cura Italia” (che potrebbe essere ulteriormente alimentato) tramite le produzioni stesse che accederanno al Fondo o, in taluni casi, anche direttamente.  Questa è una priorità che andrà risolta urgentemente per consentire la ripresa del settore sia in termini economici che occupazionali.

Anche il mondo televisivo e delle piattaforme dovrà fare la sua parte. Dovrà cioè favorire con specifici apporti economici il riavvio delle produzioni ed il ristoro del danno, nel proprio interesse e di quello delle produzioni indipendenti da cui attinge il prodotto pregiato (serie, intrattenimento, film, documentari animazione) e di cui non può fare a meno. Qui si tratta di stabilire un “patto” di solidarietà che nel caso del servizio pubblico, la RAI, è non soltanto una opportunità comune ma un “dovere” in osservanza degli specifici obblighi (dalla normativa vigente e dal Contratto di servizio) previsti per la concessionaria a fronte di un canone pubblico che ha finalità di sostegno verso la produzione culturale e di spettacolo. In altri Paesi europei questo sta già succedendo. Alcuni servizi pubblici hanno già dichiarato di voler partecipare attivamente alla copertura dei costi e dei danni per consentire la immediata ripresa delle produzioni non appena possibile. Ci attendiamo da Rai lo stesso segnale di consapevolezza, finora non pervenuto, del ruolo che può e deve svolgere in questa crisi senza precedenti. Non sfuggirà ai più lungimiranti che il perdurare della crisi senza il sostegno necessario potrebbe mettere in ginocchio le  imprese di produzione con effetti devastanti per l’intero sistema e per la credibilità stessa dei broadcaster.

Dunque subito un accordo con il mondo assicurativo e bancario da una parte e patto ufficiale di solidale collaborazione da parte delle emittenti, a partire da quella pubblica, ma senza esimere per questo le televisioni commerciali lineari free, a pagamento e on demand.

Per ragioni di spazio ho sintetizzato qui le prioritarie azioni da svolgere, nella consapevolezza che esistono molti altri campi di azione da perseguire con altrettanta urgenza.

Se ripartiamo da qui ci sarà la ragionevole speranza di uscirne per far ripartire il settore dell’audiovisivo e del cinema. Qualora così non fosse sarebbe una sconfitta per tutti ed il segnale che nei momenti di difficoltà c’è chi si sottrae ai propri doveri. L’auspicio è che ciò non avvenga, anche perché non passerebbe sotto silenzio.